.
Annunci online

francescoblog [ ]
<%=nomerub%>
 


13 ottobre 2009


Capalbio (GR)

 

Capalbio sembra il frutto degli ulivi che la circondano, qualcosa che si lascia maturare senza cadere mai dall’alto del suo dolce colle che pure fu terra di briganti dell’aspra Maremma. La sua torre aldobrandesca spicca orgogliosa da tutti i lati e ricorda un rigoglioso medioevo che oggi può essere vissuto con una passeggiata nel borgo per lo meno in quanto ad architettura ben conservata. La statua di Niki De Saint Phalle sembra fare il verso al paesotto che si inerpica oltre la porta Senese: la sua modernità sembra sghignazzare anche nella gestualità della Nana-Fontaine, alle cui spalle un nuovo agglomerato urbano spezza violentemente il dominio verde. Ma oltrepassata la porta si è ormai al sicuro. Le numerose trattorie locali dove il cinghiale è il signore indiscusso della tavola (un signore un po’ anomalo in quanto totalmente a disposizione di tutti!) sono il preludio alle viuzze dominate dalla torre maestosa. Qui dominarono tutti: Franchi, Longobardi, Spagnoli, Austriaci, Turchi oltre ai signori (quelli sì) di Siena, Orvieto e Firenze. Oggi il borgo viene quasi compensato da un silenzio consolatorio che rende i passi, anche quelli gentili, echeggianti ed indelicati al di fuori della stagione che fa il pieno di turisti soprattutto romani, ma anche nordeuropei. Viste incantevoli deliziano il camminamento tra le mura medievali e rinascimentali da dove sbucano viuzze abitate da qualche gatto poco propenso a concedere carezze. L’aria pulita e il cielo terso favoriscono una chiara visuale delle spiagge antistanti e il loro profumo sembra fondersi con quello dei muri consunti dal tempo, da glorie ed avversità. Nulla appare fuori posto, casette con esterni ornati di fiori e scalinate in pietra innamorano con la loro grazia non ostentata. Si gode il silenzio di un mattino inoltrato infrasettimanale, un colpo di coda di estate che sorprende il borgo in solitudine


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Capalbio

permalink | inviato da francescoblog il 13/10/2009 alle 17:56 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


11 ottobre 2009


Tra Turchia ed Armenia firmato un protocollo d'interesse



Il protocollo firmato ieri tra Turchia e Armenia in quel di Zurigo ha senza dubbio una portata storica e simbolica. Non parte però da un convinto riavvicinamento sulle due questioni che dividono i paesi in questione: il genocidio armeno e la vicenda del Nagorno-Karabakh. Quasi cento anni fa un milione di armeni furono massacrati dai turchi nell’ambito di un chiaro genocidio documentato e recentemente portato all’attenzione del mondo mediante libri e film. Il Premio Nobel per la Letteratura del 2006 Orhan Pamuk (turco) venne anche incriminato del 2005 per le sue dichiarazioni sullo stesso genocidio. La versione ufficiale turca parla di “soli” 300 mila armeni uccisi e non scientificamente, in quanto alleatisi con i nemici russi e diventati pericolosi per il paese. Addirittura parla di “martiri turchi” ai quali è stato dedicato un monumento. Riguardo al Nagorno-Karabakh – enclave a maggioranza armena in territorio dell’Azerbaigian – i contrasti hanno origine con la presa di posizione turca in favore degli azeri nella contesa della regione (costata migliaia di morti negli anni novanta) e la conseguente chiusura della frontiera con l’Armenia nel 1993. L’accordo di ieri, firmato tra i Ministri degli Esteri Ahmet Davatoglu ed Edward Nalbandian con la mediazione del Segretario di Stato USA Hillary Clinton, nasce perciò dall’esigenza di entrambi i paesi di riallacciare rapporti: la Turchia per accelerare il processo che dovrebbe portarla all’adesione all’Unione Europea, l’Armenia per uscire fuori dall’isolamento in cui si trova stretta a tenaglia nella regione caucasica oltretutto con il problema dell’approvvigionamento energetico.

Film sul genocidio armeno: “Ararat” di Atom Egoyan (2002), “La masseria delle allodole” di Paolo e Vittorio Taviani (2007)

Libri sul genocidio armeno: “Il genocidio degli armeni” di Marcello Flores (2007), “La masseria delle allodole” di Antonia Arslan (2007)


9 ottobre 2009


Un Premio Nobel preventivo per Barack Obama



Premettendo che apprezzo Barack Obama e lo trovo un Presidente adeguato a preparare le condizioni per un mondo migliore devo dire che trovo un po’ forzata l’assegnazione del premio Nobel per la Pace 2009. Nella motivazione ufficiale si spiega che ha compiuto
«sforzi straordinari nel rafforzare la diplomazia internazionale e la cooperazione tra i popoli». Secondo il Presidente del Comitato per il Nobel Thorbjoern Jagland «per statuto il premio va assegnato a chi ha fatto il massimo per la pace nell’anno precedente», ma a molti, me compreso, pare più un riconoscimento di natura lungimirante conferito sulla fiducia. Credo che nessuno possa smentire l’impegno di Obama nel cambiare rotta riguardo ai rapporti internazionali rispetto all’amministrazione statunitense precedente. Sotto questo profilo è stato paradossalmente molto aiutato da George W. Bush il quale, con la sua politica di chiusura totale e di guerre preventive, ha permesso all’attuale Presidente di potersi mettere in evidenza con maggior piglio facendone un’icona della rinascita della diplomazia anche un po’ al di là dei propri ed indiscussi meriti personali. Oggi giunge anche il Premio Nobel che sembra quasi una coccarda preventiva per quello che ci aspettiamo che faccia Obama nei prossimi anni. E se la reazione sorpresa con uno “wow” lo rende così cool nell’immagine, in realtà occorre che si renda conto che il Premio Nobel è un macigno che quasi gli impone di materializzare quanto di buono sta seminando. Ci speriamo Obama: yes, you can! E faccia almeno una telefonata di ringraziamento al suo predecessore


8 ottobre 2009


La società multietnica è già esistente in Italia



Mentre cospicue fette del mondo politico italiano continuano a respingere l’idea di una società multietnica, malgrado si vantino diminuzioni miracolose di sbarchi di clandestini, in Italia si registrano al 1° gennaio 2009 oltre 400 mila stranieri residenti in più rispetto alla stessa data dell’anno precedente. Ormai le presenze sfiorano i 4 milioni raggiungendo il 6,5% della popolazione italiana, clandestini esclusi. Un notevole balzo lo compiono i rumeni (da 625 mila a 796 mila), ma aumentano sensibilmente quasi tutte le provenienze. Viste le recenti restrizioni c’è da pensare che l’aumento sia legato alla persistente necessità di manodopera estera e le conseguenze non possono incutere particolari angosce nella società italiana come vorrebbero far credere xenofobi nostrani. Intanto pensiamo solo all’universo di colf e badanti che svolgono un lavoro oscuro quanto prezioso per centinaia di migliaia di famiglie italiane contribuendo ad una migliore organizzazione riguardo la gestione del tempo che risulta sempre più cruciale nell’ambito delle società occidentali. Poi allarghiamo a tutti quei lavori di fatica che ormai gli italiani tendono a scartare praticamente a prescindere salvo riscoprirli in momenti di estrema necessità. Senza contare alla boccata d’ossigeno che i contributi degli stranieri conferiscono alle casse assetate degli enti previdenziali consentendo a questi di pagare puntualmente le pensioni degli italiani. Questi e tanti altri aspetti, per non parlare della necessità di una società evoluta di confrontarsi con altre culture, dovrebbero rendere anacronistiche le tesi sulla chiusura delle frontiere e prima o poi lo dovranno pur fare visto che sono i fatti a rendere ineluttabile questo scambio che – inteso nella giusta maniera – non potrà che costituire un motore di crescita per il nostro paese. Un solo elemento ci deve far riflettere sulla vacuità di certe pulsioni che ciclicamente portano all’esasperazione di una parte dei cittadini italiani: perché ci sono settimane in cui quotidianamente i media ci bombardano su stupri, omicidi e rapine compiuti da stranieri e poi passano mesi sotto l’assoluto silenzio? Sarebbe meglio avere un approccio più equilibrato su un argomento così delicato e dalle implicazioni sociali più disparate. La clandestinità è senz’altro un fenomeno che se trascurato porta ad una recrudescenza dei reati, ma mischiare tutto nello stesso calderone senza distinguere le situazioni gioca a favore di chi vuole solleticare i cittadini con ignobili strumentalizzazioni politiche o di chi è in cerca di facili capri espiatori alle nostre crisi economiche, culturali e identitarie

Presenze straniere in Italia: http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Italia/2009/10/istat-immigrati/istat-immigrati-residenti-sesso-cittadinanza.shtml?uuid=f155698e-b41d-11de-9941-6ce20b192eff&DocRulesView=Libero
 


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. società multietnica

permalink | inviato da francescoblog il 8/10/2009 alle 19:6 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa


7 ottobre 2009


Lodo a te o Corte Costituzionale (2)



La Corte Costituzionale ha bocciato il cosiddetto “Lodo Alfano” che era stato il primo atto del governo Berlusconi una volta vinte le elezioni nel 2008. Un tentativo nemmeno troppo nascosto di difendere il premier dai processi pendenti bloccandoli con la giustificazione dell’”alta carica dello Stato”. Il verdetto apre nuovi possibili scenari per la politica italiana sebbene i primi commenti con poco aplomb di diversi membri della maggioranza lascino pensare ad un probabile imbarbarimento della contesa tra i diversi schieramenti. A cominciare dallo stesso Silvio Berlusconi che, definendo la Consulta un “organo di sinistra” e attaccando di parzialità anche il Presidente Giorgio Napolitano, dimostra di non accettare il giudizio di un organo dello Stato che rappresenta la massima istituzione giudiziaria. E’ una gara tra i suoi uomini alla delegittimazione della Corte Costituzionale, ma stupisce il nervosismo nei confronti del Capo dello Stato che pur aveva firmato il lodo senza avanzare i dubbi di costituzionalità poi rivelatisi veritieri in base alla bocciatura odierna. Secondo i giudici della Consulta l’immunità alle quattro principali cariche dello Stato (Presidente della Repubblica, Presidente del Consiglio e Presidenti dei due rami del Parlamento) violerebbe l’articolo 3 della Costituzione che professa l’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge e l’articolo 138 in quanto per un simile provvedimento è necessario predisporre una legge costituzionale il cui percorso è molto più dispendioso. Nel PDL si ricorda che nel bocciare il “Lodo Schifani” nel 2004 – simile a quello bocciato oggi – la Corte Costituzionale non fece cenno alla violazione dell’articolo 138; con questo il centrodestra intende accreditare la tesi di una Corte che si sarebbe lasciata un ulteriore argomento per giustificare la seconda bocciatura. Sostanzialmente una conferma che trattasi di una “decisione politica”. In realtà oggi è stato ripristinato un principio universale di uguaglianza permettendo ovviamente a Berlusconi di potersi difendere legalmente nei processi in cui rimane imputato. Chi guida un governo ha giurato fedeltà allo Stato che rappresenta e perciò anche alle sue istituzioni democratiche che non può delegittimare in caso di decisioni avverse. Inoltre, se il premier, come dice, si ritiene innocente, potrà portare le sue motivazioni a propria difesa nei processi per liberarsi finalmente dalle accuse nei suoi confronti. Uno stato democratico funziona così e le regole devono valere per tutti senza usare le funzioni di governo per legiferare sfacciatamente a proprio favore; chi non accetta questi principi può anche scegliersi un paese che ritenga personalmente pià consono ai propri gusti


6 ottobre 2009


Spazio ai fenomeni della Fisica



Tra il marasma delle banalità propalateci quotidianamente entrano gentilmente e senza eccessiva enfasi le notizie dei Premi Nobel che quasi nessuno ricorda anche a distanza di una settimana neanche si trattasse di rimembrare l’ultimo vincitore del Festival di Sanremo. I telegiornali ogni anno danno annunci distratti sull’assegnazione di questi premi soffermandosi quasi esclusivamente sul Nobel per la Pace che ha spesso a che fare con il mondo della politica. Oggi intendo rendere omaggio ai tre “fenomeni” della Fisica senza i quali la nostra comunicazione moderna sarebbe molto più difficile anche se non ce ne accorgiamo. Nel vortice della nostra società trovano spazio i nominati del Grande Fratello o le escort, ma non questi uomini che meriterebbero piedistalli. Il cinese Charles Kuen Kao – divenuto successivamente cittadino britannico e statunitense – calcolò la trasmissione della luce su distanze elevate ed ebbe l’intuizione di eliminare le impurità nel vetro consentendo in tal modo di trasformare in realtà gli studi teorici sulle fibre ottiche. Dobbiamo a lui la velocità di connessione a Internet per la diffusione e la condivisione di documenti e file multimediali, cosa che oggi ci sembra scontata non appena accediamo al nostro personal computer.
Sempre all’insegna della luce il lavoro premiato di Willard Boyle e George Smith, entrambi statunitensi, che svilupparono la tecnologia che oggi permette di avere in ogni casa una videocamera. Loro il prototipo del CCD che leggiamo spesso inciso sui nostri apparecchi e che qualcuno avrà scambiato per il vecchio partito fondato da Casini: in realtà si tratta di un meccanismo che permette di trasformare un segnale luminoso in un segnale elettrico basandosi su precedenti studi di un certo Albert Einstein


5 ottobre 2009


Giustizia e Berlusconi: quando diventerà un binomio finalmente compatibile?



La sentenza dei giudici milanesi che hanno condannato la Fininvest a pagare circa 750 milioni di euro alla CIR di Carlo De Benedetti per la vicenda Mondadori ha automaticamente rinfocolato voci su una possibile fine anticipata della legislatura – già smentita seccamente dal Primo Ministro (“Io vado avanti”) – attendendo che la Corte Costituzionale si pronunci sul cosiddetto “lodo Alfano” che salva momentaneamente il premier dalla sicura condanna al processo Mills per corruzione. «È da ritenere che ai soli fini civilistici Silvio Berlusconi sia da considerare corresponsabile della vicenda corruttiva», è la motivazione resa nota oggi dal giudice Raimondo Mesiano. Ancora corruzione perciò, sebbene il reato penale non sia in discussione in quanto coperto dalla provvidenziale prescrizione che per l’ennesima volta viene in aiuto del cavaliere che era riuscito a farsi riconoscere la “corruzione semplice” che riduce il periodo per cadere in prescrizione. Se si trattasse di “giustizia ad orologeria” o di “complotto” come adombrano i suoi fedelissimi, magari i giudici velocizzerebbero i processi per arrivare ad una condanna definitiva in tempo per scongiurare la prescrizione. E ora i vari Cicchitto e Bondi profilano una grande manifestazione a supporto del cavaliere contro quello che viene già definito un “disegno eversivo”. Daniele Capezzone, portavoce del PDL, afferma che “c’è chi trama contro il volere popolare”. Sarebbe ora di fare accuse più circostanziate. Chi sta assumendo un ruolo eversivo? Chi trama? Gli stessi personaggi che oggi gridano ad un fantomatico complotto hanno stigmatizzato le parole di Antonio Di Pietro nei riguardi di Giorgio Napolitano. Frasi molto forti, forse offensive, da parte dell’ex magistrato, ma per lo meno – senza con questo volerle condividere - dirette ad una destinatario ben preciso, il Capo dello Stato. Spieghino perciò questi signori chi starebbe complottando contro Berlusconi se le loro parole vogliono avere un minimo di ascolto. E poi, se davvero organizzeranno la manifestazione pro-cavaliere, potranno quelli dell’opposizione dire, come fece Berlusconi anni fa dopo un imponente sciopero con un milione di persone in piazza, che gli altri 56 milioni sono rimasti a casa?


4 ottobre 2009


Napolitano: a Di Pietro un assist alla Cassano



Antonio Di Pietro
ha di certo esagerato nei toni – come spesso gli accade - denunciando come “vile” l’atteggiamento del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano riguardo alla firma della legge sullo scudo fiscale. Tuttavia, nella sostanza, è stata davvero sconcertante la risposta del Presidente rivolta a un uomo a Rionero in Vulture (PZ) che gli aveva chiesto di non firmare. “Non firmare non significa nulla. Nella Costituzione c'è scritto che il presidente promulga le leggi. Se non firmo oggi, il Parlamento rivota un'altra volta la stessa legge ed è scritto (nella Costituzione) che a quel punto io sono obbligato a firmare. Questo voi non lo sapete? Se mi dite non firmare, non significa niente”. Praticamente si tratta della pubblica ammissione che il diritto di rimandare alle Camere una legge sancito chiaramente dall’articolo 74 della Costituzione Italiana (“Il Presidente della Repubblica, prima di promulgare la legge, può con messaggio motivato alle Camere chiedere una nuova deliberazione. Se le Camere approvano nuovamente la legge, questa deve essere promulgata”) è inutile. Perciò Napolitano ritiene inutile un intero articolo della Costituzione? Possibile? Se il Presidente avesse detto di non poter interferire nel processo legislativo solo perché eventualmente non d’accordo con un provvedimento che però risulta essere formalmente corretto non si sarebbe di certo esposto agli strali dell’Italia dei Valori che, in caso, sarebbero stati inopportuni non solo formalmente ma anche sostanzialmente. Di Pietro ha messo nel mirino anche Napolitano nella sua battaglia politica – ed è questo che le opposizioni del PD e dell’UDC gli rimproverano -, ma forse stavolta è stato lo stesso Capo dello Stato a fornirgli uno straordinario assist degno del miglior Cassano


3 ottobre 2009


Sempre secondi



Da decenni gli appelli delle massime istituzioni sui rischi idrogeologici che corre l’Italia giungono puntualmente secondi al fotofinish. Sempre preceduti da tragedie e catastrofi. Mentre il fango imperversava nelle vie dei paesini del messinese ed il suo fluire rapido e devastante si stava accingendo a seminare distruzione, la sua anima pulsante già rideva prevedendo l’eco delle reazioni istituzionali che avrebbero fatto a gara ad affermare che “era tutto previsto”. Il coraggio di politici e rappresentanti, ben spalleggiato da popolazioni anestetizzate, si ferma solo alla gestione del caos e allora ecco sopraggiungere il supereroe Guido Bertolaso che si fa il giro sull’elicottero e poi con la faccia accigliata comunica solennemente lo stato dei soccorsi pontificando anche lui sulla prevedibilità delle catastrofi “che denuncio da otto anni”. E’ lo stesso che è stato nominato da Silvio Berlusconi Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio? Quel Berlusconi che invece delle infrastrutture che davvero servirebbero alla Sicilia (strade, ferrovie,riassesto del territorio) propone spese faraoniche per la “grande opera” del Ponte sullo Stretto che guarda caso si affaccerebbe proprio su Messina? Quello che ha fatto predisporre dal suo ministro Giulio Tremonti diversi condoni edilizi per fare cassa? Ora, come undici anni fa dopo la tragedia di Sarno e come sempre, siamo tutti persuasi che occorra rimboccarsi le maniche per fermare l’abusivisimo e predisporre argini contro il dilagante dissesto idrogeologico oltretutto aggravato dalle mutate condizioni meteorologiche che esporranno sempre di più a fenomeni violenti. Ma come undici anni fa e come sempre, una volta seppellite le povere vite strappate a questo mondo dalla furia indomabile della natura che noi contribuiamo ad alimentare, continueranno gli abusi e gli interventi strutturali saranno insufficienti, perché la fame di spazi e l’arroganza dell’uomo prevalgono sul buon senso. Soprattutto in Italia




permalink | inviato da francescoblog il 3/10/2009 alle 15:1 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


27 settembre 2009


"Roba Nostra" - Carlo Vulpio



Carlo Vulpio
scoperchia il marcio sulle indagini giudiziarie in Italia. Fatti che, altrimenti, milioni di italiani non conoscerebbero (compreso Antonio Ingroia, pm di Palermo, autore della postfazione) se non in maniera confusa e poco veritiera grazie ad abili manipolazioni. Si scoprono perciò i motivi che hanno portato i coraggiosi magistrati Luigi De Magistris e Clementina Forleo ad essere accantonati dai propri superiori con vere e proprie trame cospiratrici. Il leit motiv del libro “Roba nostra” è il fatto che in Italia il mondo funziona alla rovescia e che tutto è possibile. Anche che i magistrati che peccano di ignavia siano almeno lasciati al loro posto quando non promossi e che coloro che fanno il proprio dovere vengano isolati e se perseverano persino minacciati in maniera scientifica e costretti ad occuparsi di altro. Ciò che emerge è un quadro allarmante dove Vulpio – coraggioso articolista del “Corriere della Sera” anch’egli alla fine epurato – vede poche luci e molte ombre pur mantenendo viva la speranza. Viene smentito clamorosamente il mito della Lucania Felix (“in Basilicata non succede mai nulla”) e vengono descritte le malefatte di procure inadempienti che quando notano un magistrato o un funzionario o un Carabiniere particolarmente zelante corrono ai ripari utilizzando i mezzi più ignobili. La politica è ovviamente coinvolta a pieno titolo ed in modo squisitamente bipartisan: la reazione dei politici alle indagini è sempre la stessa, siano essi di destra o di sinistra e non c’entra nulla con il qualunquismo; sono fatti ben analizzati da Vulpio che descrive situazioni che potrebbero essere tranquillamente romanzate visti gli scenari proposti. Ce n’è per la Calabria, ci sono le indagini “Why Not”, “Poseidone” e “Toghe Lucane” ormai ridotte a brandelli, il caso molisano, fino ad arrivare agli scempi progettati ad Agrigento in mezzo a protagonisti squallidi ad ogni livello, CSM e ANM compresi. La prefazione di Marco Travaglio preannuncia un libro infuocato ("Nessuno, grazie anche a questo libro, potrà più dire di non aver saputo") e le attese vengono confermate pagina dopo pagina quasi si trattasse, come detto, di un romanzo. Peccato che è realtà, è Italia, Terzo Millennio


26 settembre 2009


Nucleare: ancora tu?



Ventidue anni dopo la bocciatura del nucleare avvenuta con un referendum popolare - svoltosi sull’onda emotiva del gravissimo incidente di Cernobyl - il governo italiano di centrodestra ha deciso di riprovare a rilanciare l’atomica in Italia con l’obiettivo di diversificare l’approvvigionamento energetico, ridurre i costi e inquinare di meno l’ambiente. In realtà per stessa ammissione del Ministro per lo sviluppo Claudio Scajola – fautore del ritorno al nucleare nel nostro paese – le bollette non saranno più leggere a parte per chi si troverà in zona un nuovo gigante atomico. Chi si batte contro il ritorno alle centrali nucleari insiste soprattutto su quattro punti: l’eccessivo tempo necessario per la costruzione degli impianti (10-12 anni circa), i rischi non ancora superati relativi a possibilità di incidenti o fuoriuscite di materiale radioattivo malgrado le rassicurazioni di chi parla di “nucleare sicuro” (sembra quasi la favola del “carbone pulito”), la scarsa disponibilità globale di uranio che a oggi garantirebbe solo cinquant’anni di autonomia e la gestione delle scorie che è molto costosa e soprattutto delicata visti già gli scempi che si consumano nei sottosuoli nostrani. Scajola insiste con il ritornello del costo eccessivo delle fonti alternative, ma questa storia ormai è un disco rotto da decenni ed è stata la scusa per non fare quasi nulla in proposito. L’Italia dipende troppo da gas e petrolio - questo è appurato e va presto corretto -, ma non si può pagare la scelta di non azione sulle fonti pulite che ha fatto seguito al referendum per riproporre qualcosa che era già stato riposto in soffitta con il sollievo di gran parte degli italiani


19 settembre 2009


"L'oro della camorra" - Rosaria Capacchione



Il fatto che sia stata minacciata di morte insieme a Roberto Saviano e al giudice Raffaele Cantone durante il processo Spartacus contro il clan dei Casalesi la dice tutta sul coraggio di Rosaria Capacchione nel raccontare le vicende relative alla criminalità organizzata sul quotidiano partenopeo “Il Mattino”. Il libro “L’oro della camorra” racconta come i Casalesi sono riusciti a diventare così potenti. Personaggi che per necessità e convenienza cercano di far prevalere la componente imprenditoriale su quella delle azioni efferate. Non sono mancati delitti o stragi negli ultimi anni nella zona controllata del casertano, ma le attività illegali così fruttuose imponevano una specializzazione in ambito manageriale che ha portato il clan ad occuparsi di affari per riciclare l’incontenibile flusso di denaro a disposizione. Non solo movimento terra, costruzioni, ma anche affari nel Nord Italia con importanti basi a Parma, trampolino di lancio per Milano. Giri di società, prestanome e imprenditori in difficoltà che non si fanno scrupoli nell’associarsi coi Casalesi prendendo ordini da essi, gli unici a poter garantire con i loro appoggi politici l’aggiudicazione di importanti lavori pubblici. Nel libro la descrizione di personaggi davvero romanzeschi,ascese di boss, latitanze coperte (Zagaria e Iovine), storie che vanno dagli allevamenti di bufale alle scalate al calcio che conta, dallo zucchero al burro adulterato, dalla benzina ai rifiuti e via proseguendo. Un panorama desolante descritto con precisione e dovizia di particolari da Capacchione che non dimentica i risultati ottenuti dalle indagini che hanno portato ad arresti e sequestri di beni per milioni di euro. Gocce nel mare che però fino a pochi anni fa, senza i Capacchione, Saviano e alcuni giudici era quasi sconosciuto


17 settembre 2009


Obama blocca il progetto antimissile nell'Europa dell'Est



Proprio nel giorno in cui l’Italia è colpita dall’attacco ai propri militari in Afghanistan si viene a sapere in maniera ormai certa che gli Stati Uniti rinunciano al progetto di ampliamento all’Europa dell’Est del sistema di difesa antimissile. Così il presidente Barack Obama corregge una sostanziale follia del suo predecessore George W. Bush che aveva, tra le altre cose, ristretto i margini di dialogo con la potenza russa, fortemente contraria al sistema. C’è da dire che in parte ha anche influito la necessità di tagli al bilancio federale USA, ma Obama ha reiteratamente cercato di sminuire la portata strategica del progetto dell’amministrazione Bush giungendo finalmente ad una conclusione mediante un provvido accantonamento. Plaude ovviamente la Russia che non si vede avvicinare dal sistema antimissili americano che prevedeva impianti in Repubblica Ceca e Polonia, a dire degli USA soltanto difensivo e secondo molti analisti nemmeno così efficace. La pericolosità dell’installazione stava proprio nella possibilità di una successiva proliferazione nella costruzione di nuovi missili da parte di molti paesi che avrebbe innescato un temibile effetto a catena dagli esiti non proprio controllabili. Inoltre la minaccia da parte di Iran e Corea del Nord nei confronti delle città europee non sembra al momento così incombente da giustificare simili operazioni che, ricordo, non vengono nemmeno considerate funzionali. Si fa riferimento ad esempio ai missili balistici impiantati in Alaska e California che si sono dimostrati incapaci di difendere realmente il suolo americano da un reale scenario di attacco militare




permalink | inviato da francescoblog il 17/9/2009 alle 18:41 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


16 settembre 2009


Resisti "Report"!



Da anni una coraggiosa trasmissione d’inchiesta rappresenta il punto di riferimento di chiunque voglia approfondire le cause di un paese che non va. Si tratta di “Report” che, efficacemente condotto da Milena Gabanelli, propone un giornalismo che va a fondo nelle questioni spesso trattate in maniera superficiale da telegiornali e parecchi quotidiani. Capacità d’analisi, ascolto di tutte le posizioni ove possibile, osservazione dei fenomeni direttamente sul territorio, costituiscono i punti di forza di un programma serio ed equilibrato e che davvero ha storicamente dimostrato di non essere schierato politicamente. Non è un compito semplice quello di costruire una trasmissione come “Report” senza cadere in una facile demagogia o nell’enfasi un po’ vittimista del giornalismo alla Santoro. Le inchieste sono state le più svariate e sono andate a scavare nelle attività degli imprenditori, come nelle malefatte di politici o ad indagare coraggiosamente nel delicato mondo della criminalità organizzata. Come premio la RAI ha deciso di togliere la copertura legale agli autori e ai collaboratori della trasmissione viste le denunce che arrivano copiose ma che finora non hanno mai fatto sganciare un centesimo alla tv di Stato. Lo sottolinea anche Milena Gabanelli in un’intervista rilasciata al Corriere tv (
http://video.corriere.it/?vxSiteId=404a0ad6-6216-4e10-abfe-f4f6959487fd&vxChannel=Dall%20Italia&vxClipId=2524_2e2ebabe-a1da-11de-a593-00144f02aabc&vxBitrate=300) dove denuncia anche un preoccupante clima non ottimale nella televisione di Stato. L’augurio è quello che la trasmissione possa continuare sulla medesima striscia che la caratterizza dalla sua nascita


8 settembre 2009


La svolta liberale di Gianfranco Fini



Fa piacere constatare come un ex fascista come Gianfranco Fini sia arrivato a posizioni così liberali in coincidenza di un percorso che lo ha portato ad assumere la Presidenza della Camera dei Deputati dopo essere stato Vicepremier e Ministro degli Esteri. A voler essere sospettosi si può immaginare che la sua metamorfosi politica possa poggiare su due pilastri altrettanto fondamentali: la convenienza politica e il genere di donna che frequenta quotidianamente. Il primo è fisiologico e magari anche tattico dovuto alla voglia di continuare a ritagliarsi un ruolo istituzionale di primo piano (punta al Quirinale?) se proprio non sarà possibile una successione a Silvio Berlusconi come leader della destra italiana; il secondo riguarda il cambio della propria compagna che lo ha progressivamente proiettato verso un’orbita pienamente democratica. A volte la persona giusta accanto può generare più cambiamenti di qualsiasi sconvolgimento politico. Un percorso che a dire il vero parte anni addietro, ma che può considerarsi quasi compiuto con le accelerazioni degli ultimi due anni. Oggi Fini è un uomo politico dalla “mani libere”, che gode ancora di una notevole popolarità, capace di smarcarsi costantemente dalle scomode posizioni populiste del cavaliere (al quale deve il famoso “sdoganamento” del 1993) e dalle soluzioni demagogiche e semplicistiche di ampi settori del centrodestra. L’apprezzamento che gli giunge crescente dalla base di centrosinistra è una diretta conseguenza del suo coraggio (o direbbe qualcuno della sua furbizia) nell’esporsi su tematiche molto delicate come la fecondazione assistita, l’immigrazione, la laicità dello Stato. Sentirlo argomentare oggi su tali questioni pare di avere a che fare con un grande leader moderato europeo. La sua spigliata dialettica, un tempo utilizzata retoricamente per sostenere idee e cause spesso lontane dai valori costituenti, ne rende le attuali opinioni moderne, laiche e liberali, così godibili da non credere che quest’uomo sia stato il delfino di Giorgio Almirante o colui che all’inizio degli anni novanta poteva essere scorto ancora con il braccio teso a qualche commemorazione. La sua forzatura sul fascismo indicato come “il male assoluto” è stata la cambiale che ha dovuto pagare con gli interessi al suo passato e che la destra gli addebita come si fa a un voltagabbana, ma ha anche significato l’inizio di una parabola che lo sta conducendo in maniera irreversibile nell’alveo del liberalismo europeo. C’è da rallegrarsi perché un simile percorso potrebbe davvero consegnare all’Italia una destra moderna e liberale una volta eclissatasi la stella di Berlusconi stimolando la sinistra a giungere ad una coesione che ancora sembra lontana. Il confronto moderno tra destra e sinistra deve partire dalla condivisione di una storia e di valori ben precisi e le differenze vanno marcate sulle ricette di ciascuno dei contendenti nella ricerca del progresso e della crescita del paese in un contesto di alternanza di governo che non deve generare scontri o derive autoritarie.


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Gianfranco Fini

permalink | inviato da francescoblog il 8/9/2009 alle 22:9 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


31 agosto 2009


Sulla questione dei dialetti e della lingua italiana

 

Della proposta formulata dalla Lega Nord questa estate relativa allo studio dei dialetti locali nelle scuole pesa un aspetto che appare piuttosto sterile. A detta degli sponsorizzatori dell’iniziativa la lingua italiana sarebbe quasi umiliata dall’eccesso non solo di elementi anglofoni, ma anche di estratti di romanesco che, spinto dalla televisione generalista e dal mondo dello spettacolo, sporcherebbe in maniera eccessiva la lingua di Dante. A zittire simili pretesti, buoni soprattutto per seminare divisioni e raccattare voti nel silenzio assordante generale, basterebbe soltanto una frase del grande Johann Wolfgang Goethe: “La forza di una lingua non consiste nel respingere ciò che è straniero, ma nell’assimilarlo”. La Lega Nord ne fa una questione di identità e scivola in un becero sciovinismo destinato a spiazzare la sempre più cospicua fetta di elettori incerti. Ma come – si chiederanno – la Lega Nord che difende la purezza della lingua italiana? Di quella patria che a giorni alterni rinnegano con appelli alla “Padania indipendente”? Uno scompiglio politico che è figlio di un periodo che vede premiati i partiti che la sparano più grossa che peraltro godono di una ormai cronica debolezza di chi avrebbe i mezzi ma non la forza o la voglia per riaffermare principi di buon senso.
I dialetti costituiscono una indubbia ricchezza in quanto espressione di una diversità culturale ed identitaria che fortifica un’unione rendendola varia ed aperta agli scambi. In questo modo il patrimonio di una lingua così forte come quella italiana può inglobare senza problemi spezzoni di localismi verbali senza correre il rischio di perdere la propria specificità e allo stesso momento evolversi secondo i movimenti della società. Non dobbiamo temere gli apporti, anche quando ci sembrano svilenti; una lingua sa mantenere il suo spessore se ne è davvero dotata ed assimila, per dirla come Goethe, ciò che le era estraneo per estendere il suo bagaglio. Le potenzialità delle diversità sono un’opportunità che non possiamo perdere per colpa di censori o di pubblici accusatori con il loro fardello di posizioni retrive


10 agosto 2009


Ma quali gabbie? Non siamo mica polli!



Che l’agenda del governo sia ormai da tempo fortemente condizionata dal crescente potere elettorale e politico della Lega Nord è cosa risaputa. D’altronde in Italia la pochezza programmatica delle maggiori forze politiche dà la possibilità a chi la spara grossa con la prima boutade che gli viene in mente di alimentare una discussione politica che diventa talvolta anche seria ed articolata. Stavolta il Carroccio ha riportato in auge una vecchia richiesta, quella delle cosiddette “gabbie salariali”, che consistono sostanzialmente in un riequilibrio degli stipendi in relazione al costo reale della vita che al Nord viene considerato più elevato. E lo è, senza alcun dubbio, se guardiamo ai prezzi. Ma è possibile rapportare lo stipendio soltanto ai prezzi al consumatore per portare avanti una causa di equità? Il discorso è molto più ampio e al solito le interpretazioni riduttive rischiano di fare presa in un paese in preda ad una collettiva ubriacatura da populismo che sarebbe il caso finisse rapidamente. Se solo parliamo di servizi al cittadino vediamo come al Sud siano costosissimi in base al rapporto qualità/prezzo. E’ vero che ogni comunità ha i rappresentanti che merita e perciò i servizi scadenti sono anche la conseguenza di una strisciante complicità tra potere ed elettorato attivo, ma un paese che si dice unito e solidale non può permettersi di lasciare indietro una sua cospicua zona accettando il principio che essa sia condannata a rimanere arretrata. In un paese unito, da Nord a Sud, il valore da attribuire ad una prestazione lavorativa deve combaciare in tutto il territorio altrimenti ci si esporrebbe al rischio di un progressivo sfarinamento dell’unità nazionale. Tuttavia l’attacco sembra sferrato piuttosto contro l’associazionismo nel mondo del lavoro. Con un sindacato diviso e indebolito si cerca di infrangere il taboo del contratto nazionale con la scusa delle “trattative estenuanti” per arrivare a una moltitudine di soluzioni differenziate, una sorta di giungla inestricabile che possa essere l’anticamera dei contratti personalizzati. Ossia, la morte delle battaglie collettive e l’affossamento del conflitto sociale e sindacale


2 agosto 2009


Il ghiacciaio della sinistra



Non è un caso che i principali partiti di sinistra siano in crisi di idee e ovviamente di risultati in quasi tutto il mondo. Si obietterà subito contrapponendo lo strepitoso successo dello scorso anno di Barack Obama negli Stati Uniti che però è fondamentalmente figlio non tanto dell’appeal dei Democratici quanto dei rovesci di George W. Bush e dell’indubbia personalità del Presidente USA. Anche José Luis Rodriguez Zapatero in Spagna rappresenta una delle felici eccezioni, ma lui pure gode di un successo più personale – peraltro in erosione fisiologica – che di partito, di una collettività. La sinistra perde terreno ovunque perché è in difficoltà e non riesce ad interpretare l’epoca in corso e soprattutto a dare soluzioni come faceva – spesso anche erroneamente, ma sempre con estrema chiarezza – nel ventesimo secolo. Tuttavia la sua crisi non è politica, non è tanto di difficoltà a rappresentare un elettorato. Da un po’ di tempo ritengo che la sinistra stia seguendo il percorso dei ghiacciai: si sta ritirando, ma nella società stessa dove marcia a passi da gigante verso l’estinzione. Molto spesso si ritiene che il problema sia l’ormai pluriennale latitanza di leadership forti; lo ha ricordato anche Beppe Grillo indicando Enrico Berlinguer come l’ultimo dei veri leader della sinistra italiana. In parte questo è nei fatti, ma non rappresenta “il” problema. Come dicevo la sinistra sta arretrando nella società e lo fa in una maniera così rapida da rendere già vecchie e inefficaci anche le più recenti e brillanti analisi. Il capitalismo ha vinto su tutta la linea. E’ una bestia purtroppo necessaria che rinasce dalle più terribili catastrofi e si ripropone con una copertina sempre diversa – ora più liberista, ora più solidale -, ma fa trionfare nella società individualismo ed edonismo che ormai hanno catturato anche le classi sociali un tempo più inclini alla critica di questo sistema al quale contrapponevano il sogno infranto del socialismo. E’ sempre più frequente che oggi sia spesso un’élite a sostenere una qualche idea di sinistra, magari per reazione o per snobismo o per reale sentimento di distacco rispetto ad un’omologazione piuttosto depauperante dal punto di vista ideale e culturale. Ho sempre inteso la sinistra come un modo di pensare dove piuttosto che appiattire, controllare ossessivamente e limitare le possibilità delle persone come fece il socialismo reale, ci sia la capacità di espandere lo spirito di solidarietà in una società così complessa. Non con l’imposizione che prima o poi fa pagare con gli interessi i suoi soprusi, ma con il progresso civile, morale e culturale della società stessa in base a valori che non coincidono troppo, ahimé, con quelli del “male necessario” del capitalismo attuale




permalink | inviato da francescoblog il 2/8/2009 alle 21:27 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


21 luglio 2009


"Il giorno prima della felicità" - Erri De Luca


 

Erri De Luca è principalmente un poeta. Il suo ultimo libro “Il giorno prima della felicità” è stato un gradito quanto inaspettato regalo per il mio recente compleanno. Pagine che dispiace scorrere velocemente visto che il romanzo appassiona, ma alcune descrizioni sono delle autentiche perle da annotare nei carnet, ottime anche per citazioni colte ed impressionanti. Lo sfondo di una Napoli che arranca un po’ ma che tira fuori personaggi fuori dal comune come il maestro di vita di un ragazzino cresciuto in fretta grazie alla saggezza di don Gaetano. Coraggio e curiosità non fanno difetto allo Smilzo che impara presto l’arte di vivere tra i racconti di guerra, le partite a scopa e la pastaepatate. Immerso quotidianamente tra i libri, il calcio e le chiacchiere, il ragazzo scopre l’amore da una vedova e poi lo ritrova diverso con Anna, la ragazzina che lo guardava dal vetro della sua finestra quando giocava. Un amore tragico fatto di sudore e sangue che lo condurrà fuori dall’amata Napoli. Dialoghi essenziali, c’è molto della napoletanità inframezzata dalla poesia sugli elementi della natura, sul fuoco, il sole, le farfalle, la notte. Un prodigioso lavoro aperto alle differenze che non dimentica le asperità della vita e il pragmatismo necessario per affrontarla e dà ampio spazio all’ironia evidenziando le ridicole figure dei poveri arricchiti come La Capa. Straordinario


16 luglio 2009


I giovani della "Generazione né-né"



Mi sono chiesto spesso, nelle rare uscite che si protraggono fino ad ora tarda durante i periodi non estivi, cosa facesse ancora per strada una moltitudine di ragazzi, più o meno giovani. Magari nelle stesse serate qualcuno si sarà anche domandato legittimamente cosa ci facessi io, ma l’impressione che mi ero fatto era proprio quella di un cospicuo spaccato di gioventù che non aveva piani, progetti o obblighi per il giorno dopo. E’ così. La chiamano “Generazione né-né”, perché non studia e non lavora e in Italia raggiunge le 700 mila unità (le stesse che in dieci anni sono emigrate dal Sud verso il Nord Italia) tra i 15 e i 35 anni. I dati provengono dal
Rapporto Giovani 2008, elaborati dal Dipartimento di Studi sociali, economici, attuariali e demografici della Sapienza di Roma. Qualche anno fa, l’allora Ministro dell’Economia Tommaso Padoa Schioppa coniò il termine “bamboccioni” per definire i giovani – senza particolari distinzioni – che vivevano ancora con i genitori. Come definire l’esercito dei 700 mila? “Bambacioni”? Non è poi così importante (a volte gli appellativi servono a banalizzare i concetti) quanto lo è l’impoverimento che i “né-né” comportano per il paese. Un ragazzo che non studia e non lavora non fornisce alla società quel contributo di freschezza che si richiede per rinnovare e creare nuove opportunità alla collettività. Insomma, per il progresso, anche mentale. Si punta tutto, ineluttabilmente, sui giovani e che fa una discreta fetta? Nulla. Non impara, non produce e, verosimilmente, tende a dormire fino a mattina inoltrata e ciondola la sera da un locale all’altro. Parecchi di essi hanno la “scusa” di non trovare lavoro ed è il migliore dei casi posto che sia una giustificazione reale. Tuttavia la giovane età dovrebbe rendere più creativi questi ragazzi. Perché non cercano ad esempio un’esperienza all’estero?Ci sono senz’altro paesi nell’Unione Europea molto più accoglienti con i giovani, se questi hanno voglia di sacrificarsi. Tornerebbero poi con un bagaglio di esperienze che non si fermerebbe di certo al solito pub dove appendere lucchetti nelle vicinanze. Utile a loro e al loro paese, l’Italia. Gli altri dichiarano che “non serve a nulla studiare” o “non ho bisogno di lavorare”. Insomma galleggiano nell’inutilità spesso supportati da famiglie insensibili e troppo impegnate che aggirano il problema aprendo il portafoglio. Può prosperare una società nuova e migliore a partire dalla moltitudine dei 700 mila?




permalink | inviato da francescoblog il 16/7/2009 alle 11:58 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


7 luglio 2009


Patti Smith: una regina a Roma

 


In una calda serata romana si celebra il clou della manifestazione "Roma incontra
il mondo" a Villa Ada dove per quasi due mesi si incontrano culture diverse nella
musica. Patti Smith viene presentata enfaticamente come la "regina del rock", ma
mai come in questo caso tanta retorica non rappresenta un'esagerazione, perché lei
è davvero la regina. Ho comprato il mio biglietto una settimana prima dell'evento
(22 euro e altri spiccioli per prevendite e diritti) e vista la fila all'entrata è
stato un bene. Davanti al palco sono sistemate foltissime file di sedie. Il
concerto è acustico e fa attendere i fans solo una ventina di minuti rispetto
all'orario prefissato, le 22. Un'entrata in punta di piedi della superstar e un
respiro trattenuto dal pubblico per capire se la voce ci sia ancora. C'è. Inizia
con un pezzo dedicato immancabilmente alla memoria del recentemente scomparso
Michael Jackson. Le sue ballate sono poesie cantate, il volume è adeguato e la
gente è ancora stordita in silenzio ad ascoltare i pezzi d'entrata in attesa del
cuore del concerto. "Birdland" è la prima a scaldare la platea; una infinita
ballata struggente, accompagnata da gesti sensuali e dalla velocissima chitarra di
Lenny Kaye che provoca i primi sentiti applausi. Si scioglie perciò la regina che
pronuncia "buonasera" e intona "My blankean year" alla quale fa seguire l'allegra
"Redondo Beach" accompagnata dai battimani, dove alla Smith è concessa una
dimenticanza sottolineata da un suo umanissimo "sorry". "Kimberly" piace molto, è
veloce e possiede anch'essa un andamento ideale per la voce intensa e sensuale di
Patti; in fondo fa parte del primo disco, "Horses", che tanto sconvolse il leader
dei REM Michael Stipe. All'ottavo pezzo Patti invita il pubblico ad alzarsi se
vuole e nella "mistica" "Ghost dance" canta anche Lenny Kaye. Quando inizia
"Dancing barefoot" il pubblico è ormai nel pieno dell'entusiasmo e capisce che sta
arrivando il meglio. Lei si mette prima in ginocchio, poi seduta, esce di scena e
al solo di chitarra si perde tra la gente e poi rientra tra un'ovazione fragorosa
di chi capisce che sta assistendo ad un concerto speciale. Pur in un concerto
acustico la grinta esplode in "Pissing in a river" alla quale segue la cult
"People have the power". A questo punto la luna pastello lascia il campo ad una
meravigliosa luna piena mentre la Smith grida "don't forget it, use your voice".
E' il momento di "Because the night" che accende i cuori e fa cantare tutti
insieme; è la hit che rende universale Patti Smith e che la massifica ("Patti
Smith chi? Ah, quella di Because the night!). I bis sono "Wing" - dedicata apertamente allo scrittore Roberto Saviano - e l'inimitabile "Gloria" che fa accalcare molto pubblico - tanti giovani, che felicità - a ridosso del palco. Si rimane dieci minuti a chiamarla di nuovo, ma lei, dopo aver ricevuto un bel mazzo di fiori, non uscirà ancora fermandosi a quota quattordici capolavori


2 luglio 2009


Pacchetto vuoto



Il “pacchetto sicurezza” del governo Berlusconi è passato definitivamente al Senato e ora è legge. Ha ottenuto 157 si, 124 no e 3 astensioni, ma c’è da sottolineare che malgrado l’ampia maggioranza di cui gode il centrodestra è stato necessario porre la fiducia per la sua approvazione. Ciò significa che è stato legato il destino di questa discussa legge a quello del governo stesso costringendo la maggioranza a votare in maniera compatta in senso favorevole e senza alcuna discussione. Questo primo elemento rimarca quanto i provvedimenti approvati, benché importanti e sentiti, non fossero nel loro merito così condivisi nemmeno tra PDL e Lega Nord. Entrando nello specifico si denota un pacchetto piuttosto deludente che se in alcuni punti può essere considerato condivisibile, non dà affatto l’impressione di poter essere in grado di garantire quella sicurezza tanto bramata sulla quale il centrodestra ha investito gran parte del suo capitale politico. Fondamentalmente si tratta soprattutto di reintroduzione di reati già eliminati (come l’oltraggio a pubblico ufficiale) e soprattutto di inasprimento di contravvenzioni e pene. E’ come se di fronte a una marachella di un bambino si reagisse alzando di qualche decibel la voce dell’educatore. Qualcosa che non affronta i problemi alla radice e che se fa la voce grossa con i clandestini e gli irregolari colpendo nel mucchio e non distinguendo troppo caso per caso, non conferisce alle forze dello Stato i mezzi necessari ad esercitare le loro mansioni in funzione sia preventiva che punitiva. Infatti se alle forze dell’ordine mancano benzina e vetture efficienti si reagisce surrogando la loro azione con l’introduzione delle ronde che non faranno altro che fungere da “passacarte operativi” allungando oltremisura il tempo d’intervento. Si scambia un qualcosa che potrebbe in determinate situazioni coadiuvare il lavoro delle forze dell’ordine con la soluzione del problema. Inoltre se l’amministrazione giudiziaria non ha i mezzi (organici, risorse, personale adeguatamente formato, cancelleria) per garantire una giustizia efficiente e rapida i provvedimenti d’inasprimento o di ulteriore controllo risultano perdere la loro efficacia. Ecco che disposizioni che magari hanno anche delle buone intenzioni – tra la solita ed immancabile demagogia – inserite in questo quadro potranno solo essere poco funzionali e a volte addirittura dannose

Il "pacchetto sicurezza":
http://www.lastampa.it/_web/download/pdf/733b.pdf


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. pacchetto sicurezza

permalink | inviato da francescoblog il 2/7/2009 alle 23:36 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


27 giugno 2009


Il paese di evasori e corruttori



Nei periodi di crisi economica come quello attuale i governi s’ingegnano per reperire risorse e spesso fanno ricorso a tagli, restrizioni, giri di vite, aumenti di imposte e tariffe e via dicendo. Si fa quel che si può, soprattutto a livello locale dove sono costantemente a rischio i servizi essenziali per il cittadino. Nel raschiare il fondo del barile non si tiene quasi mai conto di fenomeni endemici dell’economia italiana come la corruzione e l’evasione fiscale. Sembra quasi che ormai regni una sostanziale rassegnazione in proposito e che si tenda ad autorizzare questa “guerra civile economica” dove i più scaltri vivono sulle spalle di tutti gli altri che ne risultano danneggiati e che spesso a loro volta si rifanno sul prossimo o anch’essi sull’intera collettività. Il risultato è che lo Stato ha meno risorse di quelle necessarie per garantire i servizi ed è poi “costretto” a delegarli malamente o a fornirli con qualità scadente. Tutto questo è aggravato dalla dilagante corruzione particolarmente accentuata nella sanità, nelle assunzioni, nello smaltimento dei rifiuti, nell’edilizia. E’ quanto emerge dalla requisitoria sul Rendiconto generale dello Stato da parte del Procuratore generale presso la Corte dei Conti Furio Pasqualucci. Numeri incredibili: 100 miliardi di euro l’anno di evasione fiscale e 60 miliardi frutto della corruzione. Un totale di 160 miliardi, una cifra enorme pari a circa una decina d’anni di leggi finanziarie, tanto per rendersi conto dell'entità. Questi dati impongono un’immediata azione forte da parte dello Stato per ridimensionare i fenomeni pur dandone realisticamente per scontata l’attuale ineluttabilità. L’Italia è un paese in declino anche dal punto di vista morale e gli scandali che stanno colpendo il Premier sono soltanto uno specchio del dilagante malcostume imperante nel paese dove abbondano i “finti poveri” assegnatari di case popolari che possiedono yacht, si accumulano ricchezze grazie all’evasione fiscale che impoverisce le casse dello Stato e si ottiene risultato pieno nel lavoro pagando tangenti con conseguenti corrosione del tessuto sociale e ostacolo ad un normale corso democratico della vita quotidiana


20 giugno 2009


"I Saraceni in Italia" - Rinaldo Panetta



Impressiona il terrore secolare che sparse in buona parte delle zone rivierasche (ma anche interne) dell’Italia la furia dei Saraceni, popolo proveniente dal Nord Africa che poco dopo la dissoluzione dell’Impero Romano d’Occidente fino al 1500 si dilettò nella pratica della pirateria. Lo racconta, molto documentato, un libro del 1973 firmato da Rinaldo Panetta ed intitolato “I Saraceni in Italia”; fonti sia cristiane che arabe, cronache spesso edulcorate o spinte a seconda dell’evento da descrivere, ma che danno l’idea di quello che rappresentò la ferocia predatoria originata da un’estrema interpretazione della “guerra santa” (il jihad). I popoli cristiani erano da saccheggiare, le loro bellezze e le loro merci da depredare e i loro abitanti da uccidere o schiavizzare. La cupidigia degli emiri trasformò una guerra religiosa in una continua opera piratesca per mantenere ad arricchire le posizioni di rendita delle città nordafricane. Dall’inizio dell’attività nel 652 in Sicilia, le coste centromeridionali (e anche quelle nordtirreniche) non ebbero pace subendo ogni sorta di violenza e di assedi catastrofici. C’è da dire che i Saraceni sfruttarono abilmente la frastagliata situazione politica italiana contrassegnata dal debole potere burocratico degli indolenti bizantini e la voglia longobarda di allungare le mani sul territorio italiano. Se aggiungiamo alleanze traditrici stabili o di circostanza tra ducati italiani e nemici Saraceni e rapacità di questi ultimi il quadro è completo. Le cronache sono di una crudeltà estrema e la cattiveria di molte situazioni scuote il lettore; sono storie di un continuo rigenerarsi della pirateria saracena malgrado anche le reazioni, raramente compatte, da parte delle forze della “terra dei Rumi”. A parziali riscatti seguivano sempre rinascite pronte dei predoni che continuarono a saccheggiare,uccidere, torturare ed accumulare schiavi. Secoli di assalti, popolazioni allo stremo tra l’impotenza o la insufficiente preparazione degli assaliti. La forza saracena inizia a vacillare a causa delle gravi restrizioni al commercio delle città più fiorenti come Pisa e Genova ad esempio, che provarono spesso con successo, a rintuzzare i pirati. E’ con i Normanni e gli Svevi che comincia anche politicamente a regredire il dominio saraceno che s’indebolisce, ma che ha sempre buon gioco nel risorgere grazie alle sue infinite risorse derivanti proprio dai saccheggi di merci e uomini compiuti in Italia. L’opera dei Redentori, spesso degli autentici eroi immolatisi alla causa, consentì – ad altissimo costo – la liberazione di centinaia di migliaia di schiavi. Quando i Saraceni scomparvero dalla scena ecco sopraggiungere l’Impero Ottomano


14 giugno 2009


"Atala" e "René" - François René de Chateaubriand


 

Devo aver letto recentemente da qualche parte che le opere di Chateaubriand fecero scoprire i francesi a un noto scrittore. Qualche giorno fa mi trovavo nella libreria della Stazione Termini e, rovistando tra i saggi, è spuntato per caso (e fuori posto) un suo libro contenente “Atala” e “René”: un chiaro richiamo all’acquisto ed alla scoperta delle sue meraviglie. Un personaggio che appartiene senza dubbio alla cultura conservatrice, fuggito dai furori della Rivoluzione e che ha fatto risorgere il cristianesimo con il suo romanticismo letterario impostando un modello. I due racconti, oltre ad essere fortemente autobiografici, hanno dei ben visibili fili conduttori. I principali hanno luogo nelle storie connesse o richiamate in una descrizione degli elementi naturali che lascia letteralmente di stucco il lettore. Spesso, alla fine di un periodo così rigoglioso di particolareggiate e liriche emozioni, viene voglia di estraniarsi dal mondo respirando le atmosfere americane o gli eremi europei. Tragici amori, al limite del comprensibile e interpretazioni erroneamente rigide della religione che impongono il sacrificio estremo ad Atala, la salvatrice di Chactas. La saggezza dei vecchi, anche nel racconto di René, riporterà tutto nell’ambito di una religiosità giusta tesa fondamentalmente a rimarcare la superiorità del cristianesimo nei confronti del paganesimo seppur espresso con purezza dagli indiani che si affidano agli spiriti. Al centro dei racconti il rapporto d’amore quasi incestuoso, ma casto e passionale, con la sorella che appare in forme diverse e dolcemente. Il successo che ebbero all’inizio del 1800 “Atala” e “René” è ancora vivo. La storia d’amore di “Atala” è struggente e i pensieri di “René” dal sapore onirico e malinconico. La vacuità dell’esperienza umana viene sottolineata e nonostante il chiaro percorso religioso non mancano le aperte contraddizioni che costituiscono parte integrante della debolezza umana


2 giugno 2009


La scoperta dell'acqua..pulita


 

A volte le invenzioni più utili passano quasi inosservate. Dovrebbero, a mio parere, occupare i titoloni dei giornali in luogo dei gossip di casa Berlusconi o l’apertura dei telegiornali al posto dei fatti di cronaca nera. E invece eccoli relegati su qualche sito internet qua e là. Parlo ad esempio di Drinkwell, un depuratore d’acqua funzionante con l’elettricità o a batteria per permettere un processo che si avvale di piastrine elettrolitiche. Libera l’acqua da veleni come mercurio, cianuro, piombo, metalli pesanti, da argilla e fango e dai batteri: in sostanza rende potabile l’acqua. I depuratori d’acqua sono spesso ingombranti e la novità sta nella praticità di Drinkwell e nel suo costo limitato, molto inferiore a quello dell’acqua imbottigliata. Se pensiamo che centinaia di migliaia di persone nel mondo muoiono annualmente a causa della contaminazione dell’acqua ci facciamo una pallida idea di come un simile strumento possa aiutare soprattutto i paesi del cosiddetto “terzo mondo” dopo una capillare distribuzione ad opera delle ong. La scoperta è merito di una fisica australiana, Vivian Robinson. Alcuni operatori ritengono che Drinkwell potrà anche ridurre il rischio di guerre per l’acqua che inevitabilmente caratterizzeranno i futuri conflitti. Inoltre viene sottolineato il fatto che il depuratore “fai da te” potrà essere utile nei casi di catastrofi naturali dove in genere viene a mancare l’acqua potabile. Non è una notizia da prima pagina?

Link:
http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=60039&sez=HOME_SCIENZA


30 maggio 2009


Locali



Avrò anche perso una certa confidenza con le notti mondane, ma confesso di non dispiacermene così tanto. Quando non si ha la smania di divertirsi per forza si vedono cose che anche gli habitué più incalliti non riescono a notare; o meglio, sanno tutto, ma per loro vince il “divertimento ad ogni costo”. E allora eccoci nella Roma testaccina o dell’Ostiense, quella brulicante di locali dove se si vuole il posto “in” è necessario conoscere, oppure “essere in lista”, indossare una giacca o fare il pieno di ragazze (mi ricorda una storia molto recente...). Fossi una donna mi sentirei profondamente offesa nel calarmi nel ruolo di chi è necessario per far entrare uomini in un locale; come i famosi braccialetti o i timbri per uscire o le impronte digitali che fanno tanto trendy. Per non parlare dei parcheggiatori abusivi che chiedono due euro (“ahò, ce sto fino alle quattro”!) e non più “un’offerta”. A metà serata i telefonini trillano per trovare ragazze che possano equilibrare la distribuzione su base sessuale di un gruppo all’entrata. Perché nelle discoteche o nei locali più noti non si entra se gli uomini sono in maggioranza o se non si conosce bene qualcuno: saranno le stesse persone che poi si lamentano del fatto che la politica italiana premi le conoscenze e le raccomandazioni? E poi le “selezioni”. Illegali, ritengo. Altrimenti diventano feste private. Fino a prova contraria in un locale pubblico può entrare chiunque rispetti la decenza, abbia prenotato o fatto civilmente la fila, ma senz’altro avranno trovato qualche escamotage per “legalizzare” l’attuale andazzo. Se non lo avessero trovato fa lo stesso: chi si azzarderebbe a chiamare i carabinieri perché all’entrata si compiono discriminazioni in base al sesso, la bellezza o l’abbigliamento? Poi, si correrebbe il rischio di “rovinare una serata”. Non sia mai.

Foto da: http://www.racine.ra.it/icmameli/Moretti/il%20paese/oggi/discoteca.gif




permalink | inviato da francescoblog il 30/5/2009 alle 18:11 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


26 maggio 2009


La fine del sesso con un aptico?



Qualche settimana fa mi è capitato di provare la wii, una consolle per giochi piuttosto divertente che permette con un movimento attivo del corpo – tramite un controller - di praticare, per esempio, molti sport in maniera virtuale. Abbastanza lontano dallo sport praticato (direi anni luce!), ma un autentico prototipo di quella che potrà essere la realtà neanche troppo in avanti nel tempo. Dopo numerose quanto inutili sbracciate per la mia partita a tennistavolo (sarebbe bastato un movimento molto meno esteso) e ben quattro giorni di dolori muscolari causati da tre quarti d’ora di dritti e rovesci a cento all’ora mi sono posto delle domande dopo essermi anche cimentato in numerose discipline olimpiche. Questo meccanismo una volta migliorato e perfezionato , mi sono detto quasi braccato dall’impressione di aver avuto per un attimo un’intuizione pseudogeniale , rivoluzionerà l’agire con ripercussioni inimmaginabili sulla vita quotidiana di una gran massa di persone. Quasi per incanto mi illumina una lettura, quella del saggio “Economia canaglia” di Loretta Napoleoni. Alla pagina 155 narra “Nel futuro prossimo, il sesso virtuale è destinato a migliorare grazie alle interfacce aptiche. Questa nuova tecnologia, presentata a Davos durante il Forum economico mondiale del 2007, sarà presto lanciata nel cyberspazio e permetterà di tradurre le parole virtuali in vibrazioni sensoriali. Oggi i dispositivi aptici si usano per le simulazioni chirurgiche e permettono ai medici di riprodurre la sensazione fisica di tenere in mano e usare un bisturi. Secondo Laila, una stupenda accompagnatrice di Second Life, la tecnologia aptica rivoluzionerà l’arte del sesso online. Si proverà lo stimolo sessuale e infine si potrà raggiungere l’orgasmo virtuale”. Da rimanere di stucco. Non oso pensare alle ricadute sociali che potrà portare un simile dispositivo nelle mani della popolazione mondiale. O magari ci provo. Verosimilmente si potrà scegliere, anche virtualmente, la donna o l’uomo che ci piace – in base a modelli prestabiliti o selezionando magari una persona esistente che si desidera – e, tramite “dispositivi aptici”, farci sesso provando addirittura l’orgasmo. Sparirà la prostituzione? Diminuiranno i tradimenti reali? Sarà la fine del sesso con le sue tremende ma fantastiche complicazioni psicomotorie? Inquietante per molti aspetti, la tecnologia si dimostra comunque il mezzo più efficace per tagliare di netto problemi o abitudini che possono sembrare endemici ed eterni (chi avrebbe mai potuto finora predire la fine del “mestiere più vecchio del mondo?”). Le facilitazioni che mette a disposizione la tecnologia - in questo caso la robotica - sono armi a doppio taglio. Dietro la meraviglia nascondono l’insidia fino a paventare un futuro senza sesso, inteso come accoppiamento fisico tra persone reali senza ausili tecnologici, relegandolo ad inservibile arnese ed usanza superata


4 maggio 2009


Silvio Berlusconi show

 


Questa vicenda del possibile divorzio tra il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e Veronica Lario sembra l’ennesima puntata di un goffo reality che però purtroppo incide anche sulla politica italiana e ha i suoi effetti sul paese. E’ da quando il cavaliere è entrato in politica che comunque rimane lui la stella polare, colui che spacca con la sua figura e contribuisce ad accentuare il carattere fondamentalmente campanilistico e provinciale della politica italiana. O con lui o contro di lui, il resto non conta. Il premier costringe i concittadini ad un manicheismo che gli altri paesi hanno superato da tempo e la sua è una continua campagna elettorale, una passerella che mette in difficoltà gli avversari costringendoli - a seconda delle fasi - a rincorrerlo con risultati pessimi o a bersagliarlo ideologicamente. Anche perché Berlusconi non dà alternative. E’ una scheggia impazzita che destabilizza, spiazza e supera coi suoi modi la necessaria prudenza della politica, ne deforma bruscamente le cadenze non dando respiro ad alleati e avversari, assumendo il ruolo da autentico cannibale politico. Così facendo accresce anche il suo consenso tra gli italiani, ma pregiudica severamente la possibilità di rinascita di una politica più seria. L’italiano medio in fondo si riconosce in Berlusconi. Il cavaliere racconta barzellette, si commuove, urla, stupisce, smentisce, dice tutto e il contrario di tutto, ha un approccio maschilista con le donne, canta, fa le corna, si sposa e divorzia, ha figli da due matrimoni, ma anche un buon rapporto col Vaticano. Ora questa storia con la Lario che per l’ennesima volta lo rimprovera pubblicamente entrando anche in conflitto politicamente con lui che reagisce come se lei (“la signora” la chiama) fosse Franceschini. La Lario nuova leader del PD!? Possibile che Berlusconi aspiri ad avere proprio tutto: maggioranza e opposizione in casa sua


28 aprile 2009


"Economia canaglia" - Loretta Napoleoni



Se George W. Bush enunciò l’elenco degli “Stati canaglia” dopo l’11 settembre, Loretta Napoleoni – economista ed esperta di terrorismo – toglie il velo all’”economia canaglia”, ossia a tutte le distorsioni che la globalizzazione ha prodotto sotto la regia di speculatori, finanzieri, imprenditori con i politici quali migliori sponsor. Il libro della Napoleoni rappresenta una pietra miliare nell’ambito della critica alla globalizzazione o comunque nella sua lucida analisi non proveniente dal mondo cosiddetto “no global” un po’ come fu qualche anno fa l’opera “La globalizzazione e i suoi oppositori” di Joseph Stiglitz. La saggista romana intravede in prospettiva un lento ma inesorabile declino dell’Occidente a favore soprattutto della Cina e, sorprendentemente, anche del mondo islamico che prendendo spunto dalla Malesia – grande contestatrice della politica del Fondo Monetario - sta avendo un inaspettato impulso dalla sua finanza innovativa che si riallaccia alle prescrizioni della sharia studiate da religiosi, intellettuali e politici. Paradossalmente la “finanza islamica” – che fa riferimento ad un mondo che oggi noi occidentali vediamo complessivamente “arretrato” – rilancerà l’economia mondiale con i suoi presupposti etici, l’assenza di interessi speculativi e di denaro che produce denaro senza alcuna ragione pratica, ma solo in virtù di investimenti strutturali. Perché l’economia mondiale così come s’è ridotta è destinata a scoppiare e la recente crisi ne è una prova eloquente. Si pensava erroneamente che la caduta del comunismo di stampo sovietico comportasse la definitiva vittoria del capitalismo occidentale trascinando anche la Russia nell’area del benessere. Lo sfacelo economico e sociale prodotto – con pesanti ripercussioni anche profondamente etiche nel mondo dell’Europa Orientale – mostrano invece le crepe di un sistema che tra mille contraddizioni annaspa sperando ancora nella “mano invisibile” tanto cara ad Adam Smith, ma poco adattabile alla globalizzazione moderna. Il crollo del comunismo ha dato il la ad un processo di degenerazione globale che ha condotto alla crisi russa con la svendita delle immense risorse agli oligarchi, a quella delle tigri asiatiche fino ad arrivare all’attuale collasso a cominciare con i fallimenti di grandi società e banche e proseguendo con lo scoppio della bolla speculativa sugli immobili e le insolvenze dei mutui subprime. In un simile contesto s’è verificato anche uno spostamento dell’attività di riciclaggio di denaro – fornita dalle organizzazioni criminali capitanate dalla ‘ndrangheta - che ora coinvolge in pieno l’Europa dopo che il Patriot Act negli USA ha, con i suoi controlli, reso complicato questo crimine oltreoceano. Il libro della Napoleoni insiste sugli illusionismi che pratica questo mercato, questa matrix economica che inganna ignari consumatori ingrassandoli di sostanze dannose e di propaganda fuorviante. Si salta poi ad un altro fenomeno cardine dell’economia canaglia, la contraffazione, che si porta dietro non solo i danni all’economia legale, ma tutti gli effetti collaterali nei confronti dei lavoratori. La Cina è maestra e il passaggio dal sistema maoista a quello attuale sposta il paese asiatico dall’immobilismo del secondo dopoguerra ad un fervore economico furioso. E tra la pirateria informatica, le monete virtuali, la pesca illegale e via dicendo c’è una politica che ormai certifica soltanto il passaggio dallo stato-nazione allo stato-mercato alimentando il tribalismo e la chiusura di gruppi nei propri spazi. Dov’è allora la salvezza? In parte nel cosiddetto “tribalismo moderno” che, tonificato dai successi della Cina farà stipulare un nuovo contratto sociale e in parte nella rinnovata lena della finanza islamica che finirà per condizionare quella occidentale fino a diventare preminente.

sfoglia     settembre