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24 maggio 2005


L'addio di Middio


Non l’avevo visto al solito bancone della sua calda trattoria di Ascoli Piceno dove ho notato una ragazza che doveva essere per forza sua figlia. Stessa intensità dello sguardo che nasconde una dolcezza interiore. Sedendomi con mia moglie ho domandato ad una cameriera “non c’è Emidio?”; “Emidio è morto, il 15 aprile, d’infarto…voi non siete di qui, i giornali ne hanno parlato quattro giorni”. Conobbi Emidio, Middio per tutti, grazie ad un consiglio di un ragazzo ascolano che mi parlò della trattoria sapendo che sono un tipo che gira spesso in tutto il centro Italia nel fine settimana. “Si mangia bene e si spende poco, hanno le tovaglie di carta”, mi rassicurò: proprio il posto che cercavo. L’impatto fu sorprendente. Entrando ignaro notai le pareti coperte da inequivocabili immagini che palesavano immediatamente il pensiero politico del proprietario. Calendari ed immagini raffiguranti Che Guevara, bandiere, articoli di giornale con sberleffi a Berlusconi, addirittura gagliardetti in cirillico con il viso di Lenin! E lui, Middio, possente ed orgoglioso dietro il bancone con il suo inconfondibile timbro di voce classico della persona verace apparentemente burbera, ma buona e generosa. Non so se mi prese in simpatia già dal primo pasto che consumai, ma quasi si vergognò di dovermi far pagare e tirò fuori un forfait molto vantaggioso per me. Nel battere lo scontrino uscì fuori dalla macchina, insieme alla solita intestazione, una enorme falce e martello che suggellava il pasto. Al mio entusiasmo causato dalla sorpresa Middio colmò un bicchiere di limoncello per me e signora senza ovviamente far pagare, ma anzi rilanciando con la classica anisetta. A Roma ho pubblicizzato il posto agli amici senza esser riuscito ad andarci insieme, se si esclude una coppia di certo non di sinistra. Nel suo locale ho sentito di tutto: da operai parlare di fabbrica e calcio a facoltosi imprenditori con accento padano parlare di barche. Tornai più volte da Middio con il quale posai per una foto scattata da mia moglie. “Io le foto le faccio solo col pugno chiuso”, esclamò con gli occhi di fuoco; in realtà la foto lo immortalò con un timido pugno a mezza altezza, ma con uno sguardo fiero e gioioso insieme al sottoscritto sorridente come fossi stato accanto ad un calciatore della Roma o al subcomandante Marcos. Sabato scorso avrei dovuto portargli la foto, ma già in viaggio mi sono accorto di averla dimenticata nell’album. La porterò comunque la prossima volta a sua figlia.

Ecco il link ad un articolo a lui dedicato dal quotidiano "Corriere Adriatico"

Sa invece quasi di beffa la recensione fatta dal sito internet del quotidiano "La Stampa" da parte di Paola Gho, datata proprio il 15 aprile 2005




permalink | inviato da il 24/5/2005 alle 12:42 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa
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